
Un altro esempio di “elitismo” può essere rappresentato dalle dichiarazioni di Salvini1 riguardo al caso di Federico Aldrovandi.
Federico muore il 25 settembre 2005, anzi viene ucciso.
Era stato fermato da un gruppo di poliziotti, forse per una “canna” o forse per una “pasticca”, ma quel che è certo è che è stato picchiato sino alla morte.
Se si considera che la vita della persona in istato di fermo è nelle responsabilità delle Forze dell’Ordine allora appare chiaro chi ne debba rispondere.
La morte di Federico non fu un tragico e sfortunato epilogo di una serata finita male, infatti dall’autopsia risulteranno:
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54 ecchimosi (bastonate)
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tumefazione scrotale
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morte per compressione toracica
Difficile parlare di sfortuna. Sì, perché per essere omicidio colposo bisogna che la morte sia avvenuta per colpa, mentre le 54 manganellate bisogna darle con l’intenzione, così come schiacciare il torace ad una persona ammanettata ed in posizione supina, è equivalente a premere il grilletto ad una pistola carica e senza sicura. Vallo a dire che è stato un caso, o “sfiga”.
I poliziotti coinvolti direttamente erano quattro e vale la pena ricordarne i nomi (circa le gesta basta consultare il casellario giudiziario): Monica Segatto, Paolo Forlani, Enzo Pontani e Luca Pollastri.
Essendo poliziotti, pubblici ufficiali, è legittimo attendersi da loro la piena responsabilità di quanto accaduto, alla quale potranno essere riconosciute eventualmente delle attenuanti. In fin dei conti quel ragazzo non è morto di freddo, e qualcuno deve aver pur esagerato.
E invece no: la colpa è del morto, loro, i pubblici ufficiali, sono vittime. Vittime del morto.
Si va anche oltre: la madre di Federico, solo perché pretende giustizia per un figlio ammazzato, viene definita “faccia di culo” e “falsa e ipocrita”1.
Non è un bel quadro. La divisa la si onora con il rispetto verso il cittadino, qualunque esso sia.

Poi arriva Matteo Salvini che lascia intendere di aver già compreso tutto:
Tutta la vicinanza alla famiglia di quel ragazzo morto, ma tutta la mia vicinanza alle migliaia di poliziotti, di vigili e carabinieri che ogni giorno si trovavano ad avere a che fare con balordi, con violenti, con disgraziati
Al processo per l’omicidio di Federico Aldrovandi, succede che un drappello di poliziotti colleghi applauda ai poliziotti imputati.
Ancora una volta: non è un bel quadro. Ancora una volta: la divisa la si onora con il rispetto verso il cittadino, qualunque esso sia.
È proprio a seguito della standing ovation poliziesca che alla richiesta di commentare Salvini disse:
…chiedetelo ai poliziotti. Io non faccio il poliziotto, voi non fate i poliziotti, qua stanno facendo un processo a una categoria che per mille euro al mese esce di casa la mattina e non sa se torna a casa la sera. […] Non entro nel merito degli applausi, entro nel merito dei lavoratori spesso ignorati se non derisi da troppa gente
Il fatto che un poliziotto abbia compiuto un atto delittuoso non viene minimamente preso in considerazione. Alla stessa stregua, ma erano altri tempi, avrebbe potuto difendere i poliziotti della “Uno bianca”1 sostenendo che erano vittime dello stress a cui la polizia è costantemente ed ingiustamente sottoposta.
In pratica il politico “sostiene” i militari (Forze dell’Ordine incluse) per riceverne in cambio, non tanto i voti, quanto la protezione. Allo stesso modo il politico favorirà “certi” imprenditori i quali sapranno come sdebitarsi2.

tratto da:
https://www.stadiofinale.it/wp-content/uploads/2025/01/rollback.pdf
2In pratica facendo pagare il “conto” al cittadino.
1https://www.2duerighe.com/ricorrenze/103818-federico-aldrovandi.html
1“Dichiarazioni” e Salvini non sarebbero un ossimoro.
