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MILLENOVECENTONOVANTADUE
GLI AFFARISTI
È un anno infausto, horribilis. In qualche modo il “1992” era collegato al “1981”, cioè quando avvenne la separazione del Ministero del Tesoro dalla Banca d’Italia. Il Tesoro chiedeva le Lire e la Banca d’Italia gliele dava.
Poi nel 1992 inizia la spoliazione del patrimonio degli italiani.
Si comincia con Maastricht, nel febbraio 1992, dove si fonda la UE, e già subito nell’estate (2 giugno 1992) iniziano i saldi: sulla nave della ex-regina inglese, il “Britannia”, alcuni personaggi sbranano l’economia italiana: viene proposto di acquistare aziende pubbliche a prezzi stracciati (mica erano soldi loro).

Mario Draghi veste i panni dell’imbonitore: deve convincere ad acquistare tutte le industrie vendibili. In realtà la serata al “Britannia” fu solo una presentazione perché è logico ritenere che i “giochi” fossero già stati decisi per tempo.

Alla simpatica cena in “barca” partecipa anche un gruppo: gli “Invisibili Inglesi”.
Essi sono un “cenacolo” di banchieri della City di Londra.
Sono “invisibili” perché devono condizionare le scelte dei politici, e non è bene che si sappia in giro. Infatti non abbiamo documenti pubblici redatti da questo “club”, però resta valido: “…riconoscerete l’albero dai frutti”.
L’allora futuro Governatore dell’euro, e successivamente Presidente del Consiglio, ha avuto modo di ringraziare per l’invito sul panfilo della Regina:
“Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità”.
Possiamo immaginare la commozione degli “Invisibili Britannici” dinanzi a tali parole, solo la loro forte tempra avrà consentito loro di mantenere il necessario aplomb.
Ovviamente bisogna arrivare al sodo e quindi Draghi incalza così:
“i mercati vedono le privatizzazioni in Italia come la cartina di tornasole della dipendenza del nostro governo dai mercati stessi”.
Alla galante serata sul Britannia pare abbia partecipato anche Beppe Grillo, ma non è chiaro se la sua partecipazione fosse per allietare la serata o per disporre le “future truppe”.
Draghi è chiaro: da quel momento (1992), la politica italiana sarà governata dalla finanza, meglio se invisibile o mascherata.
Sempre nello stesso anno viene neutralizzato Bettino Craxi, era l’ultima possibilità, e forse da quel momento la politica italiana cessa davvero di esistere.

Più tardi l’ex Presidente Francesco Cossiga definirà Draghi un “vile affarista”.
Nel settembre del 1992 vi sarà un attacco speculativo contro la Lira. In quel momento per alcuni diventa chiaro che il Paese è impotente ed è in balìa di “agenti” esterni.
Sigonella è oramai un lontano ricordo e per molti Aldo Moro fu rapito ed ucciso dalle Brigate Rosse.
LA SEQUENZA
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DATA |
EVENTO |
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01/01/1992 |
scioglimento di URSS |
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07/02/1992 |
nasce l’UE a Maastricht |
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17/02/1992 |
scoppia Tangentopoli |
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01/03/1992 |
guerra in Bosnia |
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12/03/1992 |
ucciso Salvo Lima |
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28/04/1992 |
si dimette Cossiga (arriva Ciampi) |
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23/05/1992 |
ucciso G. Falcone |
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02/06/1992 |
sul panfilo Britannia si decide di privatizzare |
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11/07/1992 |
prelievo forzoso Amato dai c/c |
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19/07/1992 |
viene ucciso P. Borsellino |
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15/09/1992 |
indagato Craxi |
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16/09/1992 |
attacco alla Lira, uscita da SME |
Visto da lontano, il 1992 portava dei segnali che poi col tempo si sarebbero chiariti e compresi.
Da una parte, a livello internazionale, vi fu il crollo dell’URSS, che per alcuni rappresentò il “via libera” alla conquista del pianeta Terra (passando dalla Russia).
Dall’altra parte, in Italia, scoppiò la crisi dei partiti, culminata con “Mani pulite”. In entrambi i casi questi fatti sancivano la “rottura” di un equilibrio: internazionale e nazionale.
In Russia i beni dell’ex Unione Sovietica, aziende e risorse, furono finirono nelle mani di pochi eletti, passando per le mani di ignari cittadini. I pochi eletti non erano russi oppure avevano “agganci“ esteri.
In Italia la caduta in disgrazia del “pentapartito” avviò il cambio del Presidente della Repubblica, da Francesco Cossiga a Oscar Luigi Scalfaro.
Successivamente Scalfaro nominò Carlo Azeglio Ciampi come Presidente del Consiglio, segnando un altro punto a favore della finanza e un arretramento della politica.
Nei Balcani, le continue aggressioni contro la Serbia determinarono la reazione di Slobodan Milošević alla quale farà seguito, dopo anni, il bombardamento di Belgrado ad opera della NATO.

Varrebbe la pena ricordare che la NATO dovrebbe essere una struttura difensiva eppure la Serbia non aveva invaso alcun Paese della NATO. In realtà il conflitto riguardava la Serbia e la Bosnia, ma paradossalmente nessuno dei due apparteneva alla NATO.
Ovviamente l’aggressione alla Serbia non avvenne per ragioni umanitarie a favore della Bosnia, ma per almeno due motivi:
-
insediare governi filo USA nei balcani
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eliminare la presenza culturale russa nei balcani
Furono attività propedeutiche all’inizio di un un nuovo ordine, una nuova scacchiera nella quale lo scacco finale doveva avvenire a Mosca.
E poi Falcone e Borsellino. Essi non morirono per la mafia, semmai la mafia svolse il ruolo operativo, ma le informazioni, le infiltrazioni non erano e non potevano essere mafiose.
Possiamo essere davvero certi che tutto ciò possa essere accaduto per “sequenze casuali”? Chi traeva vantaggio da questi cambiamenti?
ERA LA SIP
TELECOM Italia, già SIP (Società Idroelettrica Piemontese) era troppo grossa per essere divorata con un sol boccone, c’è voluto del tempo, ma alla fine ci sono riusciti.
La SIP non nasce col telefono, ma nasce dalle acque che riempivano i bacini per dare energia idroelettrica al Piemonte: è da qui il suo nome, ed era il 1899. Poi nel 1918, a Torino, arriva l’ing. Gian Giacomo Ponti, il quale oltre a potenziare gli investimenti nel settore elettrico, allarga l’operatività di SIP verso le telecomunicazioni tanto che nel 1925, attraverso STIPEL, una “costola” di SIP, realizza la rete telefonica per Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia. Intorno al 1928 la STIPEL acquisì anche le altre aziende telefoniche quali: TELVE, TIMO e TET.

Nel 1929 la SIP, a seguito di criticità finanziarie, finisce nel controllo di Banca Commerciale Italiana (COMIT), poi nel 1931, passa alla SOFIND (la finanziaria di COMIT) e infine nel 1933 approda all’IRI, Istituto per la Ricostruzione Italiano. È giusto ricordare che l’IRI nacque dalla volontà di Benito Mussolini il quale delegò a Guido Jung e ad Alberto Beneduce la sua effettiva realizzazione.
Finisce la guerra, la seconda, e l’IRI resiste, poi nel 1962 viene decisa la nazionalizzazione delle industrie elettriche e quindi la quota del ramo “elettrico” di SIP viene ceduta allo Stato e con quella liquidità viene estesa la connettività nazionale ed aggiornate le tecnologie di centrale.
Nel 1985 SIP diventa una SpA (Società per Azioni) ed infine nel 1994 diventa TELECOM SpA, oramai cotta a puntino per il mercato liberista.
Nel 1997 TELECOM entra nel listino di borsa e pronta arriva l’IFIL degli Agnelli che diventa il nuovo proprietario.
È una prima zampata, poi, dopo quasi un anno, arriva nel 1998 il turno di Colaninno, reggente del “capitani coraggiosi”.
Sul coraggio di codesti, v’è poca documentazione, ma quel che è certo è che Colaninno esce da TELECOM portandosi dietro un utile circa 1000 miliardi di lire.
Con l’estate del 2001 giunge anche Tronchetti Provera sul trono di TELECOM.
Insieme a Tronchetti ci sono un paio di banche (Unicredit e Intesa SanPaolo) e la famiglia Benetton, oramai stufi di orditi e licci da maglieria.
CENTRALE VENDESI
Uno dei “benefici” della gestione Tronchetti è la vendita delle centrali telefoniche: un autentico capolavoro di “liberismo illuminato”.
La faccenda è questa: le centrali telefoniche sono, come ovvio, un elemento portante di un sistema di telecomunicazioni. Un po’ come dire che le antenne della rete cellulare (BTS) sono indispensabili per i telefonini. A questo punto le centrali vengono vendute sul mercato (ristretto) come se da quel momento in poi non servissero più alla rete telefonica.

In realtà TELECOM vendeva le centrali telefoniche a dei privati “selezionati” i quali poi incassavano l’affitto da TELECOM che di fatto rimaneva operativa all’interno degli edifici. Fin qui potrebbe essere anche accettabile, anche se con fatica.
Però il bello non finiva qui. Questi immobili, tutti in posizioni centrali delle varie città, venivano venduti ad un prezzo conveniente rispetto al mercato, e fruttavano al nuovo proprietario una rendita oscillante tra il 6,5 e il 7% del valore dell’immobile.
Non solo, contrariamente alla norma, le spese straordinarie stavano in capo all’affittuario cioè TELECOM.
La cessione degli immobili crea un extra dividendo che viene prontamente agguantato da Tronchetti e soci. In seguito, nel 2007 arrivano gli spagnoli di “Telefonica” i quali anche loro in compagnia degli ineffabili Benetton (questa volta col fondo “Sintonia”), rilevano circa il 27% del capitale di TELECOM.
L’operazione “spagnola” aveva lo scopo di acquisire un forte operatore brasiliano di telefonia mobile, VIVO, il quale era tra gli assets di TELECOM. Per Telefonica l’operazione era interessante perché con un colpo solo acquisiva sia il Brasile ( paese da oltre 220 milioni di abitanti in crescita economica) oltre all’Italia.
Ovviamente l’Antitrust brasiliano interviene sull’operazione, e quindi dopo qualche “spostamento” la quota spagnola viene ceduta, nel 2016, alla francese VIVENDI.
I “cugini” eseguono una classica operazione di “bassa-cassa”: contenimento tecnologico e tagli al personale. Per il primo punto, il “contenimento” tecnologico, VIVENDI sospende le installazioni di FTTH per estendere quelle FTTC, mentre per il secondo vengono estese le esternalizzazioni, come se la sua attività fosse temporanea o dovesse cessare da un momento all’altro.
Il top manager di TELECOM nell’era VIVENDI è un tal Flavio Cattaneo.

DOTI NASCOSTE
Ci sono persone perseguitate dalla fortuna, come nel film del 1991, “Perseguitato dalla fortuna” (di George Gallo).
In questo caso il “malcapitato” è Flavio Cattaneo, praticamente un “ex tutto”: ex amministratore Fiera Milano, ex vicepresidente di AEM, ex direttore generale in RAI, ex amministratore di Terna, ex amministratore di NTV (treni alta velocità), ex amministratore di TELECOM, ex (di nuovo) amministratore NTV, ex amministratore ENEL.
In pratica, se mancasse “lui” si fermerebbe mezza Italia, industrialmente parlando.
In questo cursus honorum c’è un punto che accomuna tutte le aziende nelle quali ha lavorato: l’assenza di concorrenza.
In altre parole si è sempre seduto su poltrone molto stabili e dove non doveva battagliare d’ingegno e fantasia, e dove non aveva praticamente concorrenza. Chissà come se la sarebbe cavata a vendere rubinetterie o articoli per serramenti.
Per esempio, nel settembre 2024 venne chiusa la Valli, un’azienda brianzola da 90 anni sul mercato degli accessori d’arredo di fascia alta. Un amministratore realmente capace potrebbe risollevare le sorti di una azienda in difficoltà, perché “pedalare” in discesa non dimostra di essere bravi ciclisti.
Torniamo comunque a TELECOM, e siccome la classe non è acqua, il valente amministratore dopo 15 mesi di fatiche esce da TELECOM, con “contentino” da 25 milioni di euro (tralasciamo l’altro contentino di “buona entrata”, da 2,5 milioni di euro).
Piace ricordare che un altro uomo, senza dubbio un vero genio imprenditoriale unito ad un animo elevato, disse:
«Nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte
l’ammontare del salario minino»
Erano altri tempi, era negli anni ‘50, e lui era: Adriano Olivetti.

Sempre la TELECOM. nel luglio 2024 la rete (i cavi, le centraline, ecc.) di TELECOM, passano a KKR. Così come è già accaduto per le centrali telefoniche, ancora una volta TELECOM paga l’affitto a qualcuno per una struttura indispensabile per il suo lavoro. Sembra quasi un vizio.
È vero che KKR spende 22 miliardi di euro per acquistare la rete da TELECOM, ma è anche vero che TELECOM dovrà pagare l’affitto che si aggirerà sui 2 miliardi all’anno. Ovviamente ci sono anche quelli contenti, perché così l’azienda avrà meno debiti , contenti loro…
Dopo le cessioni di rami attivi, dopo la vendita delle centrali telefoniche, come ultimo atto c’è la vendita della rete.
Se consideriamo che le comunicazioni sono un bene “fondamentale”, allora a luglio 2024 all’Italia è stato sottratto l’ennesimo capitale.
(fine della quarta parte)
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