C’è del marcio a Garlasco (e non solo lì)

A Garlasco oltre alle zanzare, c’è qualcosa di strano: è in corso (forse) un (altro) esperimento sociale. Vediamo intanto i fatti.

 

NELL’AGOSTO 2007

Chiara Poggi viene uccisa. Era il 13 agosto.

 

STRANEZZA N.1

Dagli atti risulta:

1.4.1. Motivi di sospetto induceva, innanzitutto, negli inquirenti il comportamento serbato da Alberto Stasi nella telefonata effettuata al 118 ed, in particolare, il tono freddo e innaturalmente distaccato del giovane con il suo interlocutore, incompatibile con il rinvenimento appena effettuato della sua ragazza, nelle condizioni descritte, ed il fatto che la telefonata al servizio del 118 non era stata fatta subito dopo l’uscita precipitosa dalla casa dei Poggi, ma dinanzi alla caserma dei carabinieri;

per capire meglio: uno trova una persona in una pozza di sangue, quindi prende l’auto e si dirige verso la caserma dei Carabinieri per telefonare e dare l’allarme. Siamo sicuri che sia la procedura “standard”? Se vedo uno a terra provo a toccarlo (piano, s’intende) e da lì chiamo subito i soccorsi e sarò certamente agitato.

Questo comportamento fu subito notato dai militari, che saranno anche Carabinieri, ma non erano certamente quelli delle barzellette.

 

 

LE FAMOSE SCARPE

Nella memoria depositata in Cassazione, Stasi sostiene che le scarpe sequestrate dai Carabinieri erano di taglia 43, mentre dalle indagini risultava il numero 42.

In altre parole Stasi sostiene che l’indagine è sbagliata perchè lui porta un numero diverso: il 43 anzichè il 42. Qui non serve una grande fatica di logica perchè è abbastanza semplice capire che è una obiezione del piffero.

  1. le scarpe marca Frau, modello 27U1 non sono così tanto diffuse. Voglio dire che su 1000 persone ci saranno due al massimo a possederle e fatalità uno di quei due è Stasi.
  2. stranamente Stasi ha la taglia 43 e le scarpe individuate parevano coincidere (come impronta) con il numero 42. se consideriamo il 42 come numero mediano ecco che l’assassino poteva avere 41 o 42 oppure 43, e Stasi ha proprio il 43, casualmente.
  3. Il 14.8.2007  Stasi consegna ai Carabinieri le sue scarpe che indossava in quei giorni (agosto 2007): “… tre paia di scarpe (un paio da calcetto
    marca “Puma”, nere con logo rosso, di taglia non visibile; un paio marca “Adidas” di colore blu e blu elettrico, taglia US 10 e 1/2; un paio marca “Lacoste” color bronzo con logo bianco, taglia 41, quelle che aveva ai piedi il giorno precedente)“. Siccome i Carabinieri non sono proprio tonti, il giorno 20.08.2007 fanno una perquisizione in casa Stasi e incredibilmente trovano … delle “Frau” taglia 43. Successivamente queste scarpe verranno attribuite a suo padre.

 

AL LADRO AL LADRO

Prima di arrivare a Sempio, la difesa di Stasi ha provato con i ladri. C’è da scommettere che una volta che andasse male anche con Sempio, la difesa di Stasi cercherà di addossare il crimine (in ordine):

  • agli zingari
  • ai tassisti abusivi
  • ai maranza (che nel 2007 non si erano ancora costituiti come tali, ma già iniziavano i primi sintomi)

In ogni modo ecco cosa riporta la Cassazione in sentenza:

La difesa dell’imputato, a sostegno della tesi che l’aggressione di Chiara sarebbe ascrivibile ad un “ignoto ladro”, operando ad avviso del Collegio, una inammissibile segmentazione di alcune evidenze della scena del crimine, senza dar conto di tutti gli elementi acquisiti…

ed ecco come prosegue sempre la Cassazione:

La non plausibilità di tale ricostruzione è stata, in sostanza, ritenuta dai giudici d’appello, in base evidentemente alla stessa premessa della narrazione dei fatti operata dall’imputato, atteso che l’ignoto ladro, giunto in bicicletta, avrebbe atteso la disattivazione del sistema di allarme e l’uscita dei gatti, ma a quei punto, pur consapevole della presenza di persone in casa, ciononostante avrebbe deliberatamente tentato “il colpo” (con il rischio, anzi la quasi certezza di imbattersi nella ragazza e, quindi, di dover far fronte a sue reazioni, che, peraltro, non vi sono state); secondo altra ipotesi, egli, giunto in bicicletta, dopo aver scavalcato il cancello dell’abitazione avrebbe trovato la porta priva di mandate, ed, introdottosi in casa, si sarebbe immediatamente imbattuto nella vittima, facendo fronte alla sua presenza, colpendola con “un martello”, preoccupandosi a quel punto solo di occultare il cadavere, senza asportare alcunchè.

L’illogicità di tali dinamiche emerge sì evidente che, come già ampiamente evidenziato, del tutto correttamente i giudici d’appello hanno ribadito che fa ricostruzione che intende attribuire l’omicidio di Chiara Poggi ad un ignoto ladro si presenta appunto “distante dal senso comune delle cose”.

quindi la storia del “ladro” è, in forma meno aulica, una “puttanata“.

EREDITÀ RINUNCIATA

Una volta che la Giustizia ha definito Stasi come l’assassino di Chiara, ecco che il neo-galeotto, per rispetto verso la famiglia della vittima, rinuncia all’eredità paterna, ma non per “Dominus non sum dignis“, ma per evitare di compensare le Parti Civili, aggirando il possibile pignoramento a favore della famiglia Poggi.

Strano che nessuno abbia pensato ad una revocatoria, perchè l’operazione era volta a “frodare” dei creditori e non certo per sostenere la madre (di Stasi), la quale aveva già i suoi mezzi di sostentamento (affitti, ecc.).

 

IL DUBBIO DI NORDIO

Siccome il dubbio è il cuscino del saggio ecco che il nostro Ministro di Giustizia dorme senza cuscino (è su consiglio di un osteopata di Arcore). Il bravo Nordio, dopo aver brillantemente risolto il caso Al-Masri ecco che egli si chiede “come sia stato possibile condannare Stasi dopo due assoluzioni“.

Ci sarebbe da farsi la pipì addosso, ma per rispetto al venerando ministro è meglio trattenersi. Vorrei spiegare a Nordio che il terzo grado di giudizio serve proprio per poter “sanare” eventuali errori nei giudizi precedenti, altrimenti i gradi di giudizio potevano bastare due, oppure uno solo o magari anche niente (Al-Masri docet). In altre parole il terzo grado di giudizio non deve essere per forza la fotocopia dell’Appello, altrimenti sarebbe inutile.

Comunque è tutto “regolare”: il coraggioso Nordio è il ministro che dinanzi ad un mandato di cattura contro un violentatore di bambini, ha pensato bene di proteggerlo mandandolo in Libia a spese del contribuente (facendo fare al Paese l’ennesima figura di palta).

 

STRANA SPOCCHIA

Normalmente non mi interesso di cronaca, e nemmeno guardo molto la TV, però è da quasi un anno che un legale di Stasi, tal De Renzis è ospite fisso dei talk-show. Fin qui nulla di strano, potrebbe rientrare nelle sue attività, ma c’è una stranezza.

Un avvocato normalmente parla davanti ad un giudice e non davanti ad una telecamera. Capisco che egli voglia dare la sua versione anche al pubblico, ma il giudizio deve stare in aula e non sul palcoscenico.

Durante le sue comparsate televisive questo De Renzis ha spesso un tono sarcastico, talvolta irrisorio verso gli ospiti contrari, ovvero quelli che ritengono Stasi l’assassino.

É un comportamento strano perchè egli dovrebbe essere nella condizione di chiedere umilmente che il caso sia riesaminato e non di prendere a sberle (metaforicamente) chi non la pensa come lui. Assistendo a queste trasmissioni pare quasi che egli debba “bastonare” una mandria di imbecilli privi di una qualsivoglia idea del Diritto oppure di logica.

Per esempio in una trasmissione, rigorosamente televisiva, De Renzis è contento perchè gli “stupidotti” non provato che Stasi avesse acquistato le scarpe “Frau” a Spotorno, come dire: “pensavate di incastrare il limpido cliente e non ci siete riusciti, poveretti“. É la classica “polpetta avvelenata”: fanno credere che vi possa essere una prova (che ben sanno essere inesistente) per poi dire “visto, che è innocente!”. É un vecchio trucchetto, che dura finchè uno non legge i verbali e scopre (cfr par. “LE FAMOSE SCARPE”) che le scarpe “Frau” n.42 erano nella disponibilità di Stasi solo che han dovuto andare i Carabinieri a trovargliele in casa.

 

SEMPIO STALKER?

Secondo le feconde menti in Procura Sempio era lo stalker della povera Chiara. Potrebbe anche darsi, ma allora perchè Chiara non segnalava questo “rompiscatole” a suo fratello Marco, visto che Marco Poggi e Sempio erano amici? Eh no, troppo facile!

 

PICCOLI SEGRETI

Quando una Procura indaga tutto il materiale rimane segreto, questa è una prassi universale, fatta eccezione per il caso “Garlasco”: quotidianamente qualche manina distribuisce una manciata di “indiscrezioni” nella greppia della stampa nazionale, e tutti i polli corrono brontolando ed accalcandosi.

La mamma di Sempio che frequentava il pompiere, ma ammesso che sia vero, rimane una porcheria istruttoria che serve solo a sfiancare le persone, magare per intercettare qualcosa che possa sembrare una confessione.

Si arriva anche a divulgare il contenuto di telefonate tra cliente ed avvocato, specie quando l’avvocato critica (ruvidamente) qualche personaggio della Procura. Ovviamente l’intento di chi diffonde queste intercettazioni e quello di rendere difficile la vita alla difesa di Sempio. Divulgare le comunicazioni riservate è vietato a prescindere che serva o meno a risalire al colpevole. Insomma lo Stato non può essere maestro di crimine. Nordio ci sei?

 

TUTTI DENTRO

Come nel vecchio film con Alberto Sordi (nel ruolo di Pubblico Ministero) ecco che la Procura di Pavia ha le idee molto chiare su chi sia il vero colpevole della morte di Chiara.

Ovviamente per primo è Sempio, magari in concorso con qualcuno. Poi la Procura intercetta i genitori della ragazza, ma anche il fratello della vittima, poi le cugine: magari hanno un alibi debole, visto mai. Poi la pista del Santuario, però poi no, era un mitomane, il Marco Poggi che si ostina a vedere Sempio come innocente.

Siccome il Male può essere ovunque ecco che indagano su un giudice , un GIP, perchè forse si è fatto corrompere avendo prosciolto in istruttoria il Sempio. Dicono che si sia fatto corrompere con 20 o 25K euro e una cassetta di bonarda. Pensare che un giudice sia corrotto è una faccenda triste, ma che sia possa essere venduto per questa miseria (a fronte di un efferato delitto) è ancor più offensivo.

Poi la chiavetta, poi i video, poi la Procura ha un lampo di genio: scoprono che Sempio a 19 anni era ossessionato dalle ragazze. Per la Procura è la “pistola fumante” e lo è anche anche secondo me, poi però bisogna capire di che “fumo” stiamo parlando.

Per la procura un giovane assetato di donne poteva ben essere l’assassino. Ora, posso capire i gusti di tutti, ma alzi la mano chi, maschio normale, a vent’anni non era ossessionato dalle ragazze, direi tutti. Ora mi chiedo quanta fantasia ci voglia per definire assassino uno a cui piacciono le donne, magari, al contrario, con l’ossessione uno rischia solo di “diventare cieco”, mica killer.

collare ortopedico indossato alla “Umberta”

 

CON I SOLDI E L’AMICIZIA…

… puoi fregare la Giustizia.

Ho fatto un sogno l’altra sera, mi son sognato di essere a Garlasco e c’era gente. Era il 2024 e la madre di Stasi vendeva la villa di Liscate (600K) e prospettava ad un avvocato di liberare il figlio proponendo un pro-quota sull’indennizzo: diceva che dopo 11 anni di galera il figlio avrebbe ricevuto 12 o 14 milioni. L’avvocato si convinse per 2 milioni ai quali si sarebbero aggiunti i “gettoni” per le comparsate televisive: per ogni talk-show 20K euro che moltiplicati per 100 puntate televisive (in un anno) facevano altri 2 milioni di euro, più la pubblicità nazionale. Mica paglia.

 

Poi la madre e l’avvocato si rivolsero ad una agenzia investigativa la quale, interrogando oracoli e fondi di caffè, scoprì che l’assassino doveva per forza essere un altro posto che il cliente ha sempre ragione, ed ecco il “neo-reo” (presunto) con tanto di nome e cognome. Tosta la madre espose tutto in Procura per rifare le indagini con un nuovo indagato.

Poi vidi che la Procura da parte sua era contenta di poter riesaminare il caso di Stasi, anche se era già passato in giudicato, ma l’idea di poterlo liberare vinceva su tutto e in lontananza vidi lo stupore delle Procure di Como e Bergamo rispettivamente per “strage di Erba” e omicidio Gambirasio.  Insomma se Cuno Tarfusser (giudice della Corte Penale Int.le) propone di riaprire il caso di “Erba” allora egli viene censurato per disprezzo contro i colleghi, ma se una una “sciura” fa un esposto ecco che allora le indagini ripartono insieme alla revisione per Stasi. Vidi e commentai tra le labbra: “Chi ci capisce è bravo“.

Da parte sua il bravo avvocato organizzava la “rete protettiva”:

  • assoldava dei figuri che scrivessero sui social, non a favore di Stasi, ma contro Sempio
  • con alcuni contatti “degli amici” riusciva a farsi “amico” qualche conduttore televisivo
  • si faceva invitare in diversi talk-show come ospite fisso, anche a reti unificate

Il bravo avvocato in sinergia con la Procura alimentava quotidianamente la stampa con nuovi elementi di prova a carico di Sempio, mica a discarico del suo cliente, e la Procura gradiva. In sostanza era un avvocato pratico del giardino altrui e non tanto di quello del proprio cliente.

Il sogno proseguiva con il “neo-reo” che veniva scambiato con quello vecchio: uno esce e l’altro entra. Poi l’ex reo incassa i milioni dell’indennizzo nel volgere di due o tre mesi e con quei soldi prende il volo per un meritato ristoro.

Nel frattempo il nuovo reo, dopo aver speso tutto per difendersi, è oramai costretto a vivere senza speranza, perchè purtroppo anche la speranza ama i ricchi.

Poi all’improvviso per una folata di vento una porta sbattè contro lo stipite e mi svegliai, per fortuna era un incubo.

 

STRANO PLOTONE

Capita che su argomenti “pesanti” l’opinione pubblica si divida in “contrari” e “favorevoli”, un po’ come con scapoli-ammogliati.

Anche in questo caso c’è lo schieramento, solo che è uno solo: sui social appaio praticamente solo i sostenitori di Stasi, ma che dico Stasi, di De Renzis. Non cii sarebbe niente di strano se non che molti account di fan di De Renzis sono “strani”.

Per esempio su X (ex-Twitter) molti di questi account seguono  qualche centinaio di account e sono seguiti da qualche centinaio è un po’ come se si scambiassero il favore: “io seguo te e tu segui me“. Non basta, questi account non hanno “bio” e non hanno un sito di appoggio, ed ovviamente non hanno un nome e cognome.

Come un bravo plotone, questi “soldati” si muovono in gruppo: se Sempio dice “buongiorno” allora tutti questi account scrivono che Sempio “è un bugiardo” e altre amenità del genere.

Se invece è un perito che esclude Sempio dall’assassinio allora costui diventa un perito incapace, a prescindere dalle competenze e dai successi ottenuti nelle aule dei tribunali contro altri periti. Voglio dire, il Gen. Garofano, potrà anche sbagliare (non partecipando alla SS Trinità ciò è possibile), ma non significa che sia necessariamente un cretino. Avrà anche potuto sottovalutare un elemento, ma questo non ne squalifica il lavoro, tanto che la Cassazione rileva:

In definitiva, i giudici del rinvio, scartata la poco plausibile versione alternativa ipotizzata dalla difesa dell’imputato, in merito all’aggressione di Chiara Poggi da parte di
uno sconosciuto ladro, espongono la conclusione alla quale sono approdati, secondo cui vittima ed aggressore si conoscevano ed avevano un rapporto di confidenza. Tale assunto si presenta non illogico ed anzi coerente in relazione ai precisi elementi fattuali che i giudicanti hanno avuto a disposizione, tratti eminentemente dalla scena del crimine.

 

 

lo amano.

IN DEFINITIVA

Il caso di Garlasco è strano: la Procura riceve una segnalazione e riavvia le indagini cercando dappertutto, cioè non su un elemento preciso ma a strascico. Mi domando: perchè questa modalità è preclusa a Rosa&Olindo oppure a Bossetti? Verrebbe da dire che mancano i soldi, ma sembra una risposta troppo banale.

 

Qualcuno dice che a Pavia i PM siano corrotti, forse non sono molto corrotti, però:

  • se intercettano cliente-avvocato (anche de relato)
  • diffondono ai mass-media elementi delle indagini

allora qualcosa di “rovinato” lo devono avere. Non basta la toga nera per essere candidi come la neve.

Magari mi sbaglio, ma ho l’impressione che si stia collaudando un meccanismo attraverso il quale chi ha disponibilità economiche può far rivedere un processo ad libitum o finchè non arriva l’assoluzione, e siccome l’Ordinamento prevede solo tre gradi di giudizio ecco che con l’inserimento dei mass-media e social il processo viene spostato sugli schermi a favor di telecamera ed a favor del ricco.

Dopo la “epidemia” del Covid per qualcuno potrebbe essere chiaro che l’opinione pubblica è manipolabile come la plastilina tanto da passare per innocente chi è colpevole e viceversa, segno che la Legge è uguale per tutti, purchè siano abbienti.

A questo punto serve capire che il potere Giudiziario è troppo importante perchè stia nelle mani delle Procure e di quattro pisquani da tastiera: e tempo che il Popolo riprenda il controllo. Speriamo in bene.

la porcata dell’epidemia di Covid, spiegata con i numeri

 

 


Dalla sentenza della Cassazione

Sulla base di tali emergenze, i giudici d’appello, pertanto, senza illogicità, hanno ricavato la compatibilità tra le scarpe marca “Frau”, numero 42, indossate dall’assassino con la tipologia e ia taglia delle scarpe indossate dall’imputato, posto che quest’ultimo possedeva e indossava scarpe “Frau” e calzava anche la taglia 42, oltre a scarpe taglia 41
e 43.

 

La sentenza impugnata, ha, infatti, evidenziato che il 14.8.2007 l’imputato consegnava spontaneamente ai C.C. di Vigevano tre paia di scarpe (un paio da calcetto
marca “Puma”, nere con logo rosso, di taglia non visibile; un paio marca “Adidas” di colore blu e blu elettrico, taglia US 10 e 1/2; un paio marca “Lacoste” color bronzo con logo bianco, taglia 41, quelle che aveva ai piedi il giorno precedente). Il successivo 20/8, in sede di perquisizione, la P.G. sequestrava scarpe  erroneamente indicate della marca “Camper” di colore marrone, che erano, invece, marca “Frau” taglia 43, un paio di scarpe Trapper Loafer sport taglia 43 e un paio di scarpe “Avia” di taglia non visibile. Infine, all’esito delle indagini, si appurava che l’imputato, in data 16.9.2006 acquistato anche scarpe marca Geox di taglia 42,

 

pag 14:

b) all’assenza di tracce ematiche o di DNA della vittima sulle scarpe indossate dall’imputato e di impronte delle suole sulla scema del delitto, in relazione al difetto di prova del collegamento tra il fatto negativo (mancanza di evidenze di sangue e di DNA della vittima sulle suole delle scarpe di Stasi) e il fatto da provare (Stasi non ha effettuato il percorso indicato e quindi ha mentito)…


Argo-16, le stragi ed Israele – prima parte

Caro Iman, caro Rabbino

a Pisa ci sono i Pompieri

 

 


.https://www.iltempo.it/attualita/2026/05/27/news/garlasco-notizie-oggi-lovati-sempio-processo-diffamazione-stasi-giarda-47897314/

.https://www.leggo.it/italia/cronache/villa_alberto_stasi_invenduta_garlasco_oggi_30_10_25-9158477.html

 

 

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